Le cinque poesie più belle di Alda Merini 

L’1 novembre 2009 moriva Alda Merini, la poetessa dei Navigli. 

La sua poesia vive ancora oggi, ci ispira e insegna. Vogliamo ricordarla attraverso cinque delle sue più belle poesie, semplicemente e senza aggiungere altro.

    Ho conosciuto in te le meraviglie
    meraviglie d’amore sì scoperte
    che parevano a me delle conchiglie
    ove odorano il mare e le deserte
    spiagge corrive e lì dentro l’amore
    mi son persa come alla bufera
    sempre tenendo fermo questo cuore
    che (ben sapevo) amava una chimera.

    Ho conosciuto Gerico,
    ho avuto anch’io la mia Palestina,
    e le acque limpide del Giordano.
    Le mura del manicomio
    erano le mura di Gerico
    e una pozza di acqua infettata
    ci ha battezzati tutti.
    Lì dentro eravamo ebrei
    e i Farisei erano in alto
    e c’era anche il Messia
    confuso dentro la folla:
    un pazzo che guardava i Cieli
    e implorava ridendo.
    Noi tutti, branco d’ asceti
    in un avello d’orrore
    noi tutti dentro l’amore
    eravamo come gli uccelli.
    E ogni tanto una rete
    oscura ci imprigionava
    ma andavamo verso la messe,
    la messe di nostro Signore
    e Cristo il Redentore
    confinato dietro una rete
    urlava a squarciagola
    tutto il suo male in Dio.
    Fummo lavati e sepolti
    odoravamo di incenso.
    e dopo, quando amavamo,
    ci facevano gli elettroshock
    perché, dicevano,
    un pazzo non deve amare nessuno.
    Ma un giorno da dentro l’avello
    qualcosa mi ha risvegliata
    e anch’io come Gesù
    ho avuto la mia resurrezione
    sono tornata alla vita
    ma non sono salita ai cieli
    sono discesa all’inferno
    da dove riguardo stupita
    le mura di Gerico antica.

    Ti aspetto e ogni giorno
    mi spengo poco per volta
    e ho dimenticato il tuo volto.
    Mi chiedono se la mia disperazione
    sia pari alla tua assenza
    no, è qualcosa di più:
    è un gesto di morte fissa
    che non ti so regalare.

    L’amore,
    quello che io cerco
    non è certo dentro il tuo corpo
    che adagi su donne facili
    senza alcuno spessore.
    L’amore quello che voglio io
    è la costante presenza
    è l’occhio vigile del padrone
    che arde del suo cavallo.
    Così ho cavalcato cavalli d’ombra
    e gli altri che mi hanno
    visto correre senza briglie
    mi hanno considerato pazza.
    In effetti una donna che vive sola
    senza uno scudo istoriato
    senza una storia di bimbi
    non è né madre né donna
    ma un ibrido nome che viene
    stampato in calce alla tua pagina.

    I poeti lavorano di notte
    quando il tempo non urge su di loro,
    quando tace il rumore della folla
    e termina il linciaggio delle ore.
    I poeti lavorano nel buio
    come falchi notturni od usignoli
    dal dolcissimo canto
    e temono di offendere iddio
    ma i poeti nel loro silenzio
    fanno ben più rumore
    di una dorata cupola di stelle.

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