Giosuè Carducci, il primo Nobel italiano per la Letteratura 

“Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”.

Fu con questa motivazione che, il 10 ottobre 1906, Giosuè Carducci fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, il primo ad un italiano. Il poeta toscano non partecipò alla premiazione a Stoccolma perché anziano e malato, ma il premio gli fu recapitato a casa.

Il Nobel fu il giusto riconoscimento per quel poeta che per anni si era dedicato completamente alla poesia, allo studio e all’insegnamento nella sua amata Bologna. Possiamo considerare Carducci come l’ultimo dei poeti classici, fu infatti ostile al sentimentalismo quasi piagnucoloso che caratterizzava la produzione poetica di quegli anni. Tuttavia egli non riprese freddamente i motivi classici, ma li adattò ai suoi tempi, basti pensare alle Odi barbare, che rappresentano il tentativo del poeta di riprodurre la metrica quantitativa greca e latina con quella accentuativa italiana. L’amore per la natura, per il paesaggio, furono temi cari a lui e decisamente conformi alle idee romantiche.

Grande rilievo nella sua poetica ebbero la politica e la patria tant’è che scrisse: “L’amore per la patria al di sopra di tutto”. In momenti di alta commozione egli decantò le gesta dei grandi eroi e della Roma antica, accendendo il suo animo patriottico. Ma è nelle Rime Nuove che egli seppe alternare versi intimi a poesie politiche e storiche. 

Proprio in questa raccolta è contenuta Pianto antico, una delle composizioni più struggenti scritte da Carducci e dedicata al figlio scomparso.

L’albero a cui tendevi
La pargoletta mano,
Il verde melograno
Da’ bei vermigli fiori
Nel muto orto solingo
Rinverdì tutto or ora,
E giugno lo ristora
Di luce e di calor.
Tu fior de la mia pianta
Percossa e inaridita,
Tu de l’inutil vita
Estremo unico fior,
Sei ne la terra fredda,
Sei ne la terra negra;
Né il sol piú ti rallegra
Né ti risveglia amor

Negli anni successivi egli pubblicò Rime e Ritmi, ultima opera importante in cui predominano espressioni tipiche del Decadentismo. 

Carducci fu, quindi, il poeta dell’innovazione nella tradizione, una personalità forte e quasi contrastante. Egli ricevette il Nobel proprio per aver portato novità nel campo letterario, presentando, al posto di una poesia languida, una poesia umanitaria e piena di forza.
Non stupisce, dunque, il fatto che il Nobel in Italia manchi da vent’anni. L’ultimo per la Letteratura fu assegnato a Dario Fo nel 1997, ma se parliamo di poeti, l’ambito premio è assente dal 1975. Un tempo troppo lungo e che ci riempie di amarezza. Forse ci manca quello spirito di iniziativa che Carducci aveva, l’essere interprete e insieme inquisitore della condizione dell’uomo riconosciuto a Montale o il bisogno di interrogarsi sulla vita di Quasimodo. 
Ci manca risalire la corrente e giungere ad una fondamentale svolta.

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