Maria Antonietta: Letture. Quattro live da non perdere tra poesia e musica 

Spesso musica e poesia si uniscono e danno origine a cose bellissime. Guido Catalano ci disse in un’intervista: “Musica e poesia sono sorelle”. È vero, lo sono. Ci capita frequentemente di trovare poeti che scrivono composizioni così musicali che iniziamo a canticchiarli e cantautori capaci di scrivere testi da pelle d’oca, così profondi da venire considerate vere e proprie poesie, come le canzoni di Dalla, di Battisti, di De Andrè e di De Gregori.

Poi ci sono anche artisti che portano in giro per l’Italia le poesie che preferiscono, facendo dei veri e propri reading.

È il caso di Maria Antonietta, al secolo Letizia Cesarini, cantautrice che ha saputo unire il punk e i suoi suoni al cantautorato italiano più importante in una maniera molto interessante. Questa estate sarà impegnata in un progetto molto particolare.

Maria Antonietta: Letture, questo il titolo, si presenta come un viaggio tra i versi delle poetesse più importanti dell’ultimo secolo che vanno a fondersi alla perfezione con la musica della cantautrice pesarese.
Sei gli appuntamenti live, quattro quelli a cui è possibile ancora partecipare, a Prato, Roma, Rimini e Terlizzi, in cui Maria Antonietta leggerà le poesie più o meno conosciute di Silvia Plath, Cristina Campo, Emily Dickinson, Fernanda Romagnoli, Marina Cvetaeva e Wisława Szymborska.

Per saperne di più, le abbiamo fatto alcune domande.

Anzitutto vogliamo ringraziarti per la disponibilità. Come è nata l’idea di fare delle letture unendo ad esse alcuni tuoi brani?

Sono una ragazza molto appassionata di parole, e in particola modo di poesia, mi definirei una lettrice compulsiva. Da un paio di anni ho proprio sviluppato una vera e propria ossessione per i versi di alcune autrici che mi fanno compagnia ormai quotidianamente e che alimentano la mia creatività e la mia interiorità. Così ho pensato che fosse giusto sdebitarmi con queste sorelle maggiori e pensare un piccolo spettacolo che unisse alcuni dei miei brani ad alcuni dei versi più belli che ho scoperto in questi anni.

Dickinson, Plath, Romagnoli questi sono alcune delle poetesse che leggerai. Ma come le hai scelte? Che legame hai con loro?

Le considero delle mie antenate. Al di là della biologia credo che ognuna e ognuno possa e debba far fiorire un proprio albero genealogico, fatto di sorelle e cugine e madri e questo lo considero davvero fondamentale per lo sviluppo della propria identità. Sono loro molto affezionata, molto grata soprattutto, per le loro ricerche e per la loro onestà intellettuale. Non si sono fatte troppo sconti e hanno lavorato con tenacia e dedizione per anni e per vite intere ai loro versi. Le ammiro davvero.

Che rapporto hai con la poesia?

La poesia è il linguaggio di Dio, degli animali, dell’erba e di tutto l’Universo. L’unico modo possibile di comunicare la verità.

Quanto questa influenza i testi delle tue canzoni?

Moltissimo. Leggo una poesia, o un verso, il diario di qualcuno e una frase mi colpisce, il suono di una parola, una suggestione…e tutto finisce filtrato e digerito dentro alle mie parole. Perlomeno lo spero!

Cosa pensi della scelta di conferire il Nobel della letteratura a Bob Dylan?

La trovo giusta. La forma canzone, nella migliore delle ipotesi e quella di Dylan è l’ipotesi migliore, è una forma di poesia perciò non ci trovo nulla di incredibilmente strano. Nel Medioevo e nell’antichità greco-latina la parola, il suono e la musica viaggiavano molto più di pari passo, l’una si appoggiava all’altra, il suono e il senso erano inscindibili, i componimenti erano sempre accompagnati dagli strumenti musicali. Amo molto Dylan, ha sviluppato il suo stile all’interno della forma canzone e questo non gli può non essere riconosciuto. 

Hai una tua poesia preferita? Ce la faresti leggere?

Molte, una che amo molto è questa:

Addio a una vista

Non ce l’ho con la primavera

perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.

Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.

Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sull’acqua
abbiano di nuovo con che stormire.

Prendo atto
che la riva d’un certo lago
è rimasta – come se tu vivessi ancora –
bella com’era.

Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.

Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi,
siedano in questo momento
su un tronco rovesciato di betulla.

Rispetto il loro diritto
a sussurrare, a ridere
e a tacere felici.

Suppongo perfino
che li unisca l’amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.

Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.

Non pretendo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.

Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro,
ora nere.

Una cosa soltanto non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza –
ci rinuncio.

Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

(Szymborska)

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