Pubblicazione de Gli orari del cuore, intervista al poeta Stefano Labbia

«Un buonissimo esordio poetico. Sincero ed onesto.»
Annalina Grasso – Giornalista – ‘900 Letterario

«Stefano Labbia è un vero paroliere della poesia.»
Michela Cenci – Giornalista – Eventi Culturali Magazine

«(Labbia usa) La poesia come motore del mondo e mezzo tramite cui esprimere grandi verità.»
Cristina Biolcati – Giornalista – Oubliette Magazine

«Stefano Labbia è un artista entusiasta. Sa esprimere se stesso attraverso la scrittura, in ogni sua forma, e tramite essa definisce il linguaggio della sua essenza.»
Valerio Di Lorenzo – filosofo, autore, sceneggiatore, scrittore, nonché autore della prefazione de Gli orari del cuore.

In occasione della presentazione della silloge poetica edita Leonida Edizioni, che avrà luogo nella libreria romana Pagina 348 il 18 novembre, abbiamo posto qualche domanda all’autore di Gli orari del cuore, Stefano Labbia.
La sua scrittura snella, diretta e giovane come i suoi trent’anni è una breccia che sconvolge il lettore. Una lettura sulla quale specchiarsi e scombinare i capelli alle convinzioni preesistenti sull’amore, sul tempo, sulle occasioni e sulla natura di certi amori.
Poesie da dedicare e non solo: immergersi nei versi de Gli orari del cuore comporta anche analizzare situazioni amorose poco sane, ripercorrerne la fine per trovarne la chiave di lettura giusta e lenire l’animo.
Di seguito il punto di vista del poeta, lungo l’intervista a noi rilasciata:

D: Sign. Labbia, lei ha dichiarato in altre sedi di aver iniziato a scrivere da piccolo. Deve ringraziare qualcuno? Ricorda un input che l’ha portata a scrivere poesie?
R: Salve, grazie per questa intervista! Devo ringraziare i miei genitori – so che può sembrare, buonista e banale, per certi versi, ma in questo caso corrisponde a realtà – che mi hanno sempre sostenuto e incoraggiato, lasciandomi abbracciare la mia creatività che si esprimeva in ogni via, modo e attività. Certamente anche l’incontro con Dante Maffia, che fu mio Professore durante il periodo della maturità, ha avuto significato, per quanto concerne la mia visuale poetica.

D: C’è un poeta al quale si rifà nella sua poetica? E, in campo personale, c’è un poeta che l’ha segnata più di altri?
R: Come detto, Dante Maffia ha avuto per me un forte impatto, nella mia vita, poeticamente parlando. Alcuni critici hanno espresso pareri sul mio modo di fare poesia, accostandomi a Gozzano, piuttosto che a Corazzini e Govoni… Io mi limito a dire quello che penso, quello che provo, a riportare ciò che vedo, nel modo a me più vicino.

D: C’è chi afferma che la poesia dei giorni nostri non possiede dei tratti distintivi e che quasi tutti i poeti non sanno differenziarsi, lei cosa risponderebbe al riguardo?
R: Moltissimi i poeti capaci in cui mi sono di recente imbattuto, grazie alle presentazioni e ai “poetry slam” cui mi è capitato di partecipare: la poesia non è morta. È viva e vegeta e reclama spazio. Ogni poeta ha il suo stile: c’è chi usa la rima, chi si esprime in versi liberi ma credo che alla fine sia il contenuto, l’importante, in questo momento storico particolare. Non il modo.

D: Cosa consiglierebbe a chi vorrebbe essere pubblicato?
R: L’Editoria degli anni 10 è semplice. Semplice e complicata al contempo… Ci sono molte opportunità che prima non esistevano (parliamo dei primi duemila…). Il Self Publishing, ad esempio, per gli esordienti è un buon modo per portare avanti le proprie idee, il proprio stile. Ma non dobbiamo per questo mollare, continuando a stimolare, a lottare col mercato, scrivendo quello che sentiamo. La poesia in particolare viene tacciata come genere “difficile” o, peggio, “sicura perdita” per l’editore che la pubblica. Eppure… Eppure credo non sia del tutto vero. Credo che la realtà sia ben altra… La poesia fa paura. La poesia spaventa, per certi versi, perché pone di fronte la realtà al lettore. Spaventa chi decide. Non è “pane e circensem”, come può essere qualsiasi altra forma di espressione. La poesia è pura. Non può contenere falsità. E quando lo fa, c’è il rigetto. Il rigetto dei sentimenti di chi legge. Lo straniamento. Ed infine il rifiuto. Molti gli Editori (la E maiuscola non è un refuso) che pubblicano ancora poesia, in Italia, patria da sempre di poeti e cantori. Abbiamo bisogno della poesia. Dobbiamo solo crederle. Lei già crede in noi.

D: La sua silloge prende il nome di “Gli orari del cuore”, frequente è, infatti, l’accenno al tempo. Ma cos’è per lei il tempo? E cosa ne pensa in correlazione all’amore?
R: Ho inserito, nelle note d’autore della silloge in questione, una pagina con alcune considerazioni in merito: penso che una delle espressioni più significative, nella storia dell’uomo, sia “carpe diem”. Cogli l’attimo. Fugace. Veloce. Un istante. Un solo istante e la tua vita, quella di chi ti sta attorno cambia. Il tempo è importante… E credo ci sia un tempo per ogni cosa. L’amore come ogni sentimento ha le sue fasi, i suoi tempi, i suoi modi. Le sue necessità. Bisogna coltivarlo, prendersene cura, annaffiarlo. Anche l’amore – il cuore – ha i suoi orari, in sostanza…

D: Cosa si potrebbe fare, oggi, per incentivare la lettura e per far avvicinare sempre più persone al mondo della poesia e della letteratura, secondo lei?
R: Sono tante le iniziative letterarie che prendono vita in quest’ultimo periodo: se ne sente l’esigenza come non mai. E i lettori, gli uditori, le persone tutte lo sanno. Ne hanno bisogno. Non parlo solo del fenomeno dei Poetry slam, in costante aumento, ma anche di dibattiti letterari, letture condivise, presentazioni di libri… La cultura è viva e presente sempre più nella vita di tutti. Ma non è mai abbastanza… Vorrei trovarmi, un giorno, indeciso a quale evento culturale partecipare per la troppa scelta. Dite che è possibile?

Ecco un estratto de Gli orari del cuore. 

Il ricordo lontano
Il ricordo lontano,
di te,
che ho smarrito chissà dove,
e ritrovato in chissà quale altro modo.
Domande:
tante, mille, troppe…
su tutto, su qualsiasi cosa…
su di te, su di me, sulle polemiche del cuore,
su quei pesanti fardelli chiamati viaggi…

Incontri
Amore,
sono qui per te, ora…
Quando rivedremo la neve?
Mai più…
ora c’è il fango, non è più tempo…
Sulla collina del sole piange quel pino,
il pino dei ricordi, dei nostri ricordi…
ed è a Pantelleria che ci incontrammo,
col sorriso sulle labbra e tanta voglia di fare…
adesso tutto è un pezzo della vita passata,
amara proprio perché tale:
niente più ride, niente più vive…
e la natura tutta perisce assieme a noi.

Verità
Triste vita, silente d’emozioni:
solo sibili, vento e pioggia,
malumori e scontento.
Come udire in sogno discorsi già sentiti,
mai visti, in case sconosciute,
o realmente o per proprio volere.
Dio guarda e mi getta un foglio bianco:
un foglio su cui urlare dopo aver perduto la voce.

Ringraziamo Stefano Labbia ed inoltriamo il suo invito alla presentazione della silloge venerdì 18 Novembre alle ore 18.00 nella Libreria Pagina 348 di Viale Cesare Pavese 348 – Roma
Per l’occasione, insieme all’autore interverranno: Silvia Carone Fabiani (Poetessa), Valerio Di Lorenzo (Filosofo),  introdurrà la silloge Silvia Carone Fabiani (Poetessa)

 

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