Appunti di poesia: Nazim Hikmet

 

Indescrivibile,
dicono,
la miseria della mia Istanbul.

La fame
falcia la gente,
dicono.

La tubercolosi arriva alla gola.
E ragazzine così,
dicono,
nei palchetti dei cinema
e sotto gli androni…

Brutte notizie
dalla mia remota Istanbul,
città di gente onesta,
laboriosa,
e povera!

Istanbul,
mia amata Istanbul!
La città dove tu vivi,
questa città,
in qualunque galera io sia deportato,
in qualunque prigione io mi trovi,
la porto con me sulla schiena, nel mio sacco di iuta,
come l’ansia per il figlio
nel mio cuore,
come negli occhi miei
la tua immagine.

5

Sono le nove di sera.
Nel cortile del carcere è suonato il gong.
Si accendono i lumi.
Le porte delle celle si chiudono.
Questa volta la reclusione si è prolungata
per otto anni.
Vivere
è un affar serio,
come amanti, o cara.

Per noi, vivere è ancora difficile.
Non importa. La vita è una fatica
che fa sperare.

Tratte dal volume Poesie, Editori Riuniti stampato nel novembre 1960
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