Poesia in pillole: parte seconda

La poesia ha delle caratteristiche proprie che si sono codificate nei secoli ed ogni poeta le ha usate secondo le proprie esigenze che riguardano sia il ritmo che la struttura dei versi. Queste prendono il nome di metrica.
La metrica italiana è sillabico accentuativa ovverosia stabilisce il ritmo della poesia in base a sillabe e accenti. Potremmo dire che è alla base della musicalità e che è importante per poter individuare la poesia dalla prosa.

Ritmo e accenti 

Il ritmo si realizza all’interno del verso che è l’unità di misura fondamentale del testo poetico (più semplicemente il verso coincide con il rigo) il quale si caratterizza per il numero di sillabe che lo compongono e viene scandito dagli accenti ritmici. In base alle sillabe di cui è composto il verso, l’accento cadrà in alcune di queste secondo le regole stabilite. Gli accenti sapientemente usati nei punti giusti permettono di avere un verso armonioso, musicale al contrario di un verso che vedendoli inseriti in modo errato, potrebbe apparire poco musicale o molto vicino alla prosa.
Per una divisione delle sillabe valida occorre tener conto delle figure metriche che regolano l’incontro delle vocali del verso e la divisione in sillabe. E’ il caso della sinalefe e del dialefe.

  1. Nel primo caso quando l’ultima lettera di una parola e la prima lettera della parola successiva sono entrambe vocali, per ragioni foniche e ritmiche, si uniscono in una sola sillaba
    Esempio: Dol/ce_e/ chia/ra_é/ la/not/e_e/ sen/za/ ven/to (Giacomo Leopardi)
  2. Il secondo caso, contrariamente al primo, si ha quando le due vocali che si incontrano (l’ultima di una parola e la prima della parola successiva) vengono tenute staccate e appartengono perciò a due sillabe diverse, ciò accade quando la prima o entrambe le vocali sono entrambe accentate
    Esempio: O/ a/ni/ma cor/te/se man/to/va/na (Dante Aligheri).

Esistono tuttavia altre figure metriche: la dieresi e la sineresi.

  1. La dieresi avviene quando due vocali si incontrano all’interno della stessa parola, vocali che avrebbero dovuto formare una sola sillaba vengono invece separate in due sillabe diverse
    Esempio: For/se per/ché/ del/la/ fa/tal/ quï/ete (la dieresi è rapprsentata da due puntini sulla vocale non accentata, in questo caso la ï).
  2. Ed infine la sineresi, allorquando due vocali, che normalmente appartengono a due sillabe diverse vengono invece considerate appartenenti ad una sola sillaba.
    Esempio: Io/ ve/nia/ pien/ d’an/go/scia al/ ri/mi/rar/ti (Giacomo Leopardi).

Per sineresi e sinalefi, chiarisce Pietro Beltrami: “è identico il problema di riconoscimento, ma quello di esecuzione può essere non poco diverso. Se è agevole pronunciare chiunque in modo che chiu suoni come una sola sillaba, non lo è pronunciare paura in modo che suoni come una sola sillaba, non lo è pronunciare gioiaaio senza articolare le due sillabe. Ma queste sineresi sono rare, e il problema potrebbe essere tacitato, ricorrendo nei rari casi ad una pronuncia del nesso il più possibile accelerata.”
In tal proposito, sempre Beltrami chiarisce un criterio messo a punto da Marco Praloran in uno studio del 1988 che consiste nel fare coincidere l’accento metrico con un accento di parola e di definire quali tipi di parola si debbano considerare privi di accento: gli articoli, le preposizioni, le congiunzioni, i pronomi personali di una sola sillaba come io, tu, lui seguiti dal verbo, gli aggettivi personali di una sillaba come mio (es.mia vita e non vita mia), gli aggettivi di una sillaba come gran, bel.

Eccovi uno strumento utile per la divisione in sillabe: http://www.separarensilabas.com/index-it.php

Tipi di verso
In base al numero di sillabe che esso contiene, il verso può essere principalmente diviso in: trisillabo (da molti considerato un frammento non soggetto a possibili regole metriche), quaternario, quinario, senario, settenario, ottonario, novenario, decasillabo, endecasillabo. Fatta premessa che, per poterli individuare occorre fare la divisione in sillabe tenendo conto delle figure metriche di cui abbiamo parlato in precedenza (dieresi, sineresi, sinalefe, dialefe) che possono far variare il numero delle sillabe se non considerati.
Il trisillabo avrà 3 sillabe, il quaternario 4, il quinario 5, il senario 6, il settenario 7, l’endecasillabo 11 sillabe.

Tipi di verso e ritmo
Spostandoci invece sul ritmo possiamo vedere che ogni tipo di verso ha accenti la cui collocazione è rigida, fatta eccezione per settenari, novenari ed endecasillabi. Gli accenti all’interno di un verso hanno lo scopo di dare una certa musicalità.
Procedendo per prima cosa alla corretta divisione in sillabe accennata sopra, analizzeremo gli schemi fissi degli accenti che valgono per il trisillabo, quaternario, quinario, senario e che sono variabili nei restanti.

  • Trisillabo: l’accento cade solo nella seconda sillaba
    La morte (La-  mor-te)
    si sconta (si-   scon-ta)
    vivendo (vi-ven-do)
  • Quaternario: l’accento cadrà sulla prima e sulla terza sillaba
    Dove? Ignoro  (do-vei-gno-ro)
  • Quinario: l’accento cade in maniera fissa sulla quarta sillaba e un altro che può cadere o sulla seconda sillaba o sulla prima. Esamineremo nell’esempio tra parentesi il secondo caso
    Senti nel cuore (sen-ti-nel-cuo-re)
    sembra il terreno (sem-brail-ter-re-no)
    fredda dei morti (fred-da-dei-mor-ti)
  • Senario: l’accento cade sulla seconda e sulla quinta sillaba
    Parole che dici (pa-ro-le-che-di-ci)
    Parole più nuove (pa-ro-le-più-nuo-ve)Settenario, novenario ed endecasillabo seguono schemi variabili in quanto imparisillabi, mentre trisillabo, quaternario e quinario seguono schemi fissi in quanto parisillabi. Per fare un esempio di quanto detto, nel settenario vedremo l’accento fisso cadere sulla sesta sillaba ed altri mobili che possono cadere sulla prima o sulla seconda o sulla terza o sulla quarta sillaba.
    In una poesia possono coesistere ad esempio sia endecasillabi sia quinari, così come possono coesisterne diversi. Per fare un esempio, in Novembre di Giovanni Pascoli sono presenti 3 endecasillabi e un quinario nella stessa poesia.

Cosa sono le strofe e cosa è il verso
Nella poesia semplicemente il verso coincide con il rigo, un insieme di versi invece forma una strofa.
Il verso può essere composto da un minimo di 2 ad un massimo di 11 sillabe ed è caratterizzato da due elementi in particolare: un determinato numero di sillabe (da qui la divisione in settenari, endecasillabi, etc) e ripetizioni di accenti ad intervalli regolari (chiamati ictus = dove cade l’accento).

Le strofe possono essere a schema fisso quando hanno un numero determinato di versi oppure libere se seguono la libera ispirazione del poeta. Vediamoli insieme:

  • distico: due versi
  • terzina:  tre versi
    ad esempio, nella poesia Lavandare, di Pascoli:Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
    resta un aratro senza buoi, che pare
    dimenticato, tra il vapor leggero.E cadenzato dalla gora viene
    lo sciabordare delle lavandare
    con tonfi spessi e lunghe cantilene
  • quartina: quattro versi
  • sestina: sei versi
  • ottava: otto versi
  • nona rima:  nove versi.

Un esempio di analisi metrica di un testo poetico (in base a quanto detto)

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l’aratro in mezzo al maggese.

Lavandare, Giovanni Pascoli

 

Madrigale (componimento letterario di origine popolare, consistente in un nitido quadretto d’ispirazione pastorale), composto da due terzine ed una quartina di endecasillabi.

Continua.

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