Prendiamoci per mano, Valledolmo tra poesia e solidarietà

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Domenica 11 Settembre, a Valledolmo, paese dell’entroterra siciliano, si terrà un bellissimo evento dal titolo Prendiamoci per mano. Un incontro di poesia per la solidarietà. L’evento, patrocinato dal comune di Valledolmo, nasce come un ringraziamento da parte dell’UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) a tutta la cittadinanza valledolmese e soprattutto a Calogera Randazzo, autrice di Presa per mano, che ha devoluto il ricavato della vendita del libro a questa associazione. La poesia serve anche a fare del bene, è questo lo spirito di “Kalida”, così la chiamano in paese. Una donna forte e carismatica, che, nonostante la malattia, continua a vivere con il sorriso. È proprio lei che ha deciso di allargare l’evento tutti i poeti e amanti della poesia di Valledolmo, perché la poesia, si sa, non è mai del singolo. Daniela, coofondatrice de L’Altrove, è stata invitata a leggere le sue poesie e assieme alla poetessa ha organizzato l’evento. E per l’occasione le ha fatto alcune domande.

Grazie per la tua disponibilità. Volevo chiederti, da quanto tempo scrivi poesie?

Da quando ho finito la scuola media, ho iniziato a scrivere verso i quattordici anni. 

Cosa ti ha portato a scrivere? Un evento particolare?

Sì, la solitudine. Finita la scuola, mi sono sentita sola. Volevo continuare a studiare, ma mia madre era malata e quindi non ho potuto continuare i miei studi. Il fatto di stare sola a casa, con mia madre in quelle condizioni, mi ha portato a scrivere. All’inizio scrivevo, ma poi, rileggendo, strappavo quei fogli, perché scrivevo di cose tristi e questo non mi piaceva. Poi col tempo capì che, sebbene tristi, quelle parole avevano un senso. Ho iniziato a raccogliere tutte le mie poesie e i miei pensieri. Poi dopo la morte dei miei genitori, ho iniziato a scrivere tantissimo. Ho capito che la mia vita si stava dividendo in un prima e un dopo. La solitudine aumentava, io esprimevo me stessa, i miei pensieri attraverso la scrittura. 

La poesia a cosa serve?

La poesia serve a liberare la mia anima dall’angoscia. Mi dà un senso di libertà, di gioia, di leggerezza.

Nel tuo libro “Presa per mano” c’è una poesia che meglio ti rappresenta o a cui tieni di più?

Ce ne sono tante, ma quella a cui tengo di più è “Il mio tesoro”. Quella è la poesia che chiamo primaria. L’ho scritta dopo tre giorni dalla morte di mia madre e non so come ho fatto a scriverla. 

Hai devoluto tutto il ricavato della vendita del tuo libro all’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, perché hai scelto proprio questa associazione?

Sono malata da quindici anni. Dodici anni fa ho conosciuto una dottoressa, lei è il mio angelo. È lei che mi ha salvata parecchie volte, anche dalla morte. Un raggio di luce che mi accompagna tutt’ora. Col tempo ho scoperto che lei fa parte di questa associazione, è uno dei medici. Io non ho la distrofia muscolare, però sono costretta a usare le stesse apparecchiature dei malati di distrofia. Un giorno mi sono trovata nell’ospedale in cui lavora e lì ho visto una nuova realtà, fatta di sofferenza e di speranza. La dottoressa quel giorno, conoscendo la mia passione, mi invitò a leggere le mie poesie in un convegno. Voleva che tutti sapessero che anche nella sofferenza si può essere tranquilli e speranzosi, qualità che in me trovava e che io trovavo nella poesia. Così andai in quel convegno dove conobbi anche il presidente dell’associazione, per quell’occasione scrissi la poesia “Felice di esserci”, un inno alla vita. 

Vi proponiamo allora  Il mio tesoro, poesia scritta dopo la morte della madre che qui è paragonata ad un tesoro perduto, ma che sarà ritrovato.

Ho perso il mio tesoro,
era pieno tutto d’oro,
era grande come il mare,
ma solo lui sapevo amare.
Era pieno di dolore, sofferenze e tanto amore.
Era leggero da portare tutte gioie da godere.
Per tanti anni l’ho conservato
sempre l’ho amato,
ero gelosa chissà perché,
ma faceva parte di me.
Solo in questo ho sbagliato,
quando un giorno me lo sono sentito rubato,
ma rubato non è, perché è andato a vivere con il Re.
Il Re che lo aveva creato
e mi ha permesso di averlo amato,
quindi rancore nel mio cuore non c’è,
perché ogni cosa ritorna al Re.
Un giorno anch’io ritornerò
e il mio tesoro ritroverò
e insieme al Re che ci creò
vivremo in pace con amor.

Ringraziamo Kalida, vi invitiamo a partecipare a questo evento e a conoscere personalmente questa piccola realtà poetica.

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