Appunti di poesia: La fata, Umberto Piersanti

Nessuno deve entrare dentro
il bosco che la vitalba chiude
e cinge intorno,
ma lui lascia le pecore
e s’inoltra, spezza i fili
coi denti, li butta in aria,
pesta rami e grovigli,
niente lo ferma
dopo gli animali nei rami, sottoterra,
cessano di frinire, vede il prato,
l’erbe azzurrate e intatte, silenziose,
s’aprono i bei lecci, fanno corona
al grande ceppo della rosa bianca

esce la fata fuori della corteccia
Silvia l’incantatrice lì dimora,
i suoi capelli splendono,
la pelle,
le lunghe gambe nate da quei rami

un grande rischio corre
chi la vede,
la seguirono in molti,
senza tornare

– pastore, io t’ho scelto,
sei fortunato, alla tua vita
dono un giorno colmo.
Dopo… dopo che importa?
solo chi non ha colto rosa
non s e punto –

e la fata prese lui per mano
si stese dentro l’erba,
lo tirò dentro

si risvegliò nel fosso,
le sue pecore attorno
col muso giu a brucare,
solo che era inquieto,
senza sapere

giugno 1993

Tratto da: Nel tempo che precede

 

 

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