Giovani Poeti: Federico (LiberaMente Tratto)

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New entry della nostra categoria Giovani Poeti è il ventottenne romano Federico.
Le sue poesie ci hanno colpito, versi brevi e leggeri che Federico chiama poesie tascabili, da utilizzare e riutilizzare, da dedicare e da tenere a portata di mano, sempre con sé. Ma non mancano nella sua produzione poesie più lunghe e cariche di sentimento.
Ve lo presentiamo con una breve intervista, come siamo soliti fare con i nostri poeti emergenti.

Grazie, Federico per la tua partecipazione. Come nasce una tua poesia?

Devo confessare di avere il vizio di combinare spesso degli incontri tra i pensieri e la realtà. Io li faccio solo incontrare, poi fanno tutto da soli! I pensieri, da veri gentiluomini, invitano a cena fuori la realtà che, sedotta dalla capacità della ragione di conoscerla e capirla come nessun altro, si abbandona alla passione. Vengono fuori dei baci incredibili e fanno l’amore, forte. I pensieri con la realtà ci vanno a nozze e la realtà, in stato interessante, partorisce delle poesie bellissime. Ecco, è così che nascono.  

Cos’è per te scrivere?

Scrivere per me è sempre stato uno sfogo. Ho iniziato ad affidare a carta e penna i miei pensieri per liberarmi, per buttare fuori ciò che da dentro non riuscivo a vedere bene. Ho scoperto col tempo che era il miglior modo per conoscermi e crescere. Ho sempre scritto per me prima di accorgermi che con le mie stesse parole stavo descrivendo i sentimenti di molti e questa è diventata una sorta di responsabilità. Tutti hanno miliardi di pensieri che gli frullano in testa, ma magari non riescono a riconoscerli, a fermarli e guardarli da molteplici prospettive. Scrivere credo sia proprio questo, ordinare i pensieri e dargli una forma, per riuscire ad andare oltre e accompagnarci se stessi e gli altri. Continuo a scrivere prima di tutto per me, sapendo che in fondo è per tutti. Anche per questo la poesia diventa tascabile, affinché chiunque possa prenderla, mettersela in tasca e portarla con sé.

Che rapporto hai con il mondo letterario, con i concorsi e gli eventi poetici? 

Devo dire che ho sempre avuto, e forse ho tuttora, un rapporto controverso con il mondo letterario. Mi ci sono avvicinato molto tardi, tendenzialmente scrivo più di quanto leggo, non sono un divoratore di libri. Anche la poesia l’ho scoperta tardi, principalmente attraverso alcuni poeti contemporanei che con le loro parole mi hanno trasmesso quanto sia ancora forte la potenza comunicativa di un verso e quanto al mondo d’oggi faccia bene un passo indietro per riscoprire un’arte antica ma affascinante. I concorsi mi piacciono se vengono vissuti al di là  della competizione. Ognuno ha il suo modo di dire le cose e la vera sfida di un poeta, e di un qualsiasi scrittore in genere, non è quella di essere migliore di altri, ma di riuscire ad arrivare a più persone possibili. Gli eventi poetici invece li amo in assoluto! Ho partecipato a diversi festival e soprattutto a reading. Quando la poesia incontra la gente dal vivo assume tutta un’altra dimensione che ne racchiude la vera essenza.    

Cosa influenza di più la tua produzione di versi?

Senza dubbio l’amore, inteso come un’appassionata dedizione verso gli altri capace di regolarne e definirne i rapporti. Tutto si poggia sull’amore: quando si ama si fa del bene, quando non si ama si fa del male. Ovviamente deve essere prima conosciuto e riconosciuto, per essere espresso. Io provo a raccontarlo immaginando quasi sempre due soggetti che potrebbero essere chiunque, ognuno di noi, senza distinzioni o etichette. Il tutto partendo dalla realtà, dalla vita che vivo, dagli affetti, dalle persone che ho intorno. Per questo è LiberaMente Tratto, tratto da una storia vera in maniera libera e fuori dagli schemi.

#1

Ho ancora diverse
ore si sono arretrate.
Ci sto lavorando.
Per esempio
è da un po’
che mi porto
sempre con me.

#2

Mi arredi
l’anima.
Sei la mia designer
di intenti.

#3

Se non hai impegni
si potrebbe uscire
a fare due passi
da gigante
insieme.

Non smettere mai.

Il traffico, le strade di città,
gli incroci, i semafori lampeggianti.
I taxi, la metropolitana,
i passi svelti, le lunghe attese.
Il vento che ti spettina i capelli,
la luce del sole
che si riflette nei tuoi occhi,
la pioggia tra le mani,
il cielo quando si colora.

Parto, poi ritorno,
tu rimani,
incastrata dentro un desiderio
dritto come l’orizzonte,
nascosto come un tesoro
da cercare senza una mappa,
ma vivo come il sorriso
di chi sorride per davvero,
perché sa guardare lontano.

In mezzo ci sono i pixel,
la rivoluzione,
la polvere,
le emozioni vere.
La coda alla cassa,
un quadro ancora da attaccare,
il biglietto di un concerto,
la sabbia nelle scarpe.
Le piccole cose, il vino,
una maglietta che sa di camino,
il sabato.
Che poi adesso è venerdì,
le lancette che contano le ore
solo una formalità mentre i pensieri
riempiono ogni spazio vuoto,
perdonano ogni persona
che non sa chi sei.

Ti fa bene, piangi la gioia,
ridi le difficoltà,
non smettere mai di cercare
ma conserva sempre
ciò che hai già trovato.

Una premurosa,
sottile,
incessante,
sfrontata felicità.

Ringraziamo ancora Federico e vi ricordiamo che potete leggere altre sue composizioni sulla sua pagina Facebook:
http:// https://www.facebook.com/liberamente.tratto.lmtt/
o su Instagram:
@liberamente_tratto

Se siete dei giovani poeti e volete pubblicare i vostri versi sul nostro spazio, contattateci!

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