Incontro con il poeta Salvatore Camilleri, l’itinerario poetico nel mutamento linguistico dialettale

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Definire Salvatore Camilleri è, in un certo senso, impossibile. Dal latino “finis” confine, definire equivale a limitare. Docente, ma anche scrittore di saggi e opere teatrali, poeta, filologo e traduttore, è un uomo dalle innumerevoli sfumature culturali. A noi, però, piace chiamarlo Poeta innovatore. Innovatore anche nel campo linguistico, in quanto è tutt’oggi una delle voci più autorevoli del dialetto siciliano, colui il quale riordinò e riscrisse le regole dello stesso, cercando un’unità ortografica in tutta la regione.

Con Salvatore Camilleri abbiamo in un certo senso voluto dare spazio e merito ad un uomo che ha speso la sua vita per dare, alla Sicilia e ai siciliani, un linguaggio pulito. È importante ricordare che sino al XV secolo la prosa ufficiale da e verso il Regno di Sicilia era il siciliano e che fino all’unità d’Italia non era considerato un dialetto ma la lingua nazionale dei siciliani. Già da queste poche informazioni si può constatare il suo pregio notevole. In questo articolo però, non ci soffermeremo molto sulla storia del siciliano che magari affronteremo più avanti.

Tornando a noi, nel 1921, quando nella nostra penisola avveniva il mutamento della classe dirigente, la fine del socialismo rivoluzionario e di quello riformista, l’anno cioè della grande crisi del dopoguerra, nasceva a Catania il poeta Salvatore Camilleri. Lo stesso anno, Benito Mussolini cercava terreno fertile tra il proletariato e i produttori.
Terminata la scuola superiore, il poeta studia lettere e filosofia conseguendone la laurea presso l’ateneo catanese. Inizia a leggere le poesie di poeti siciliani come Meli, Di Giovanni, Martoglio, De Simone e, nel 1944, partecipa ad un concorso sulla poesia siciliana dove vince il 1° premio con un sonetto, con la prima poesia dialettale da lui scritta, in quanto in epoca fascista l’uso del dialetto era proibito.

Fondatore del Trinacrismo insieme a Mario Gori, Mario Biondi ed Enzo D’Agata nel corso dello stesso 1944, pubblica su una rivista chiamata La strigghia.

Nel 1952 si trasferisce a Vicenza per lavoro e, nello stesso anno pubblica L’Antologia del sonetto siciliano, inizia a tradurre i classici e a pubblicare sul quotidiano catanese Il corriere di Sicilia, articoli sui poeti siciliani del 500 e 600. Nel 1959 pubblica sul Po’ tu cuntu! diversi articoli sulla poesia siciliana e recensisce circa cinquanta poeti contemporanei. Nel 1962 rientra a Catania e tre anni dopo insieme a Mario Gori pubblica la Rivista Sciara, a cui collabora Leonardo Sciascia.
Nel 1966 pubblica Ritornu e Sangu pazzu dove è presente un dialetto unico.

Qualche anno dopo nel 1971 rimodernizza il testo de La barunissa di Carini da cui è stato tratto lo sceneggiato televisivo del 1975. Nello stesso anno in cui usciva lo sceneggiato, Salvatore Camilleri collabora con il periodico Arte e Folklore di Sicilia. Nel 1976 pubblica Ortografia Siciliana, un anno dopo pubblica Sfide, contrasti, leggende di poeti popolari siciliani, nel 1979 pubblica Luna Catanisa , Poeti siciliani contemporanei e il saggio La rinascita della poesia siciliana e nel 1983 pubblica la traduzione in dialetto siciliano di 70 poesie di Federico Garcia Lorca. Nel 1989 pubblica Il manifesto della poesia siciliana, dieci anni dopo pubblica il Vocabolario Italiano-Siciliano in vendita con il quotidiano La Sicilia, unica perla nel suo genere. Nel 2001 completa quella che è la traduzione dei lirici greci con Lirici greci in versi siciliani (tra cui Archiloco, Mimnermo, Stesicoro, Alceo, Anacreonte, Simonide, Callimaco, Teocrito ma anche L’Odissea di Omero, l’Eneide, le Argonautiche, Rerum natura e poeti arabi, spagnoli e francesi) e pubblica Grammatica essenziale della lingua siciliana.

Nel 2002 pubblica il volume Grammatica Siciliana, dove riprende e amplia i problemi osservati ne L’ortografia siciliana con i contributi di Maria Sciavarello, Antonino Cremona e Paolo Messina. Volume suddiviso in tre sezioni: ortografia, morfologia e sintassi. Affrontato nello stesso, ad esempio, l’uso del verbo avere come ausiliare del verbo essere (aju statu) e la mancanza del tempo futuro dei verbi bypassata con l’uso del tempo presente preceduto da un avverbio di tempo (come, ad esempio: dumani vegnu). Nello stesso anno esce la raccolta Domenico Tempio, un anno dopo Giovanni Meli e Antonio Veneziano.

Nel 2005 pubblica la raccolta poetica Gnura Poesia, un anno dopo la Storia della poesia siciliana – Le origini. Nel 2007 pubblica la raccolta poetica Biribò, ricca di riflessioni filosofiche sul senso della vita. Nel 2010 pubblica Sangu pazzu II ed., un anno dopo Proverbi per un anno in ottave. Nel 2012 è l’ora di Marianna Coffa ed infine, nel 2015, superati abbondamentemente i suoi 90 anni, la raccolta poetica Amo ergo sum, d’una bellezza e profondità straordinaria. Decisamente importante anche il suo impegno nel divulgare il dialetto siciliano nelle scuole tramite il testo Grammatica essenziale della lingua siciliana per la scuola media” che nei paesi etnei raggiunse le 30.000 copie vendute.

Abbiamo pensato ad un incontro con il poeta Salvatore Camilleri perché noi siciliani abbiamo l’onore e l’onere di prenderci cura della nostra meravigliosa terra costeggiata dal mare ma, anche e soprattutto del patrimonio linguistico che questa stessa ci offre e nessun lavoro è stato mai importante quanto quello da lui svolto, il nostro, invece, è soltanto quello di non dimenticare.

Quando abbiamo raggiunto la sua dimora, i libri adagiati uno sull’altro sembravano i veri pilastri dell’appartamento. Ci ha accolte la sua massima disponibilità nel fornirci una mole di informazioni inquantificabilmente importanti. La sua ampia memoria ci ha offerto di navigare in spazi da noi inimmaginabili, di affondare le mani nelle nostre radici e di commuoverci attraverso le letture di alcune sue poesie ad alta voce. È, certamente, qualcosa che non dimenticheremo.

Nei suoi versi Camilleri predilige l’ottava siciliana, canto lirico monostrofico a una sola coppia di rime (AB AB AB AB), seguito da un linguaggio pulito la cui comprensione è immediata, di cui vi consigliamo la lettura per la resa elegante e toccante abbellita da uno stile perfetto.

Nella lunga chiacchierata con Camilleri, gli abbiamo posto qualche domanda.

Signor Camilleri, ci può parlare dell’evoluzione di quella che possiamo probabilmente chiamare “lingua” siciliana e della sua rimordernizzazione, se così possiamo definirla?
Lei ha parlato di lingua siciliana, perché? La lingua è manifestazione di una nazione, il dialetto è una sottolingua. Il dialetto siciliano ha una storia straordinaria, è più antica di un secolo della lingua italiana tanto che le sue origini hanno dato i nomi alla Scuola siciliana. L’origine della lingua italiana è la scuola siciliana.
L’evoluzione è stata continua, soprattutto a cominciare dal 500. Nel 500 comunque fu considerato sempre un dialetto perché non legato ad una natio ovvero nazione, nazionalità.

Osservando il suo lavoro svolto in tutti questi anni, in che modo pensa di aver contribuito nell’affermazione del dialetto siciliano e alla diffusione della poesia dialettale?
Ho contribuito con tutte le mie forze affinché si affermasse. Fra le mie opere a questo riguardo il volumetto di versi “Amo ergo sum” cioè esisto in quanto amo altrimenti non esisto. Sono colui il quale si è interessato di più del dialetto siciliano sia dal punto di vista estetico che storico.

In quale occasione ha scritto il suo primo verso in siciliano?
Quando ho sentito la prima poesia siciliana, che è questa:

“Un journu
ca Diu patri era cuntenti
e passiava ncielu cu li santi
a lu mundu pinsavu fari un prisenti
e di la cruna si scippau ndiamanti
ci dutò tutti li setti alimenti
lu pusò in mari in faccia o livanti
Sicilia lu chiamarunu li genti
e paradisu di tutti l’amanti”

Molti sono portati a pensare che l’uso del dialetto sia volgare, lei cosa pensa in merito?
Il dialetto non è volgare, detto volgare nel senso di basso livello, è una lingua che per imprevedibili problemi politici non è diventata lingua politica.

Cosa può dirci circa il suo impegno nel diffondere la grammatica siciliana nelle scuole?
Mi sono sempre occupato dell’inserimento del dialetto siciliano nelle scuole nonostante le riserve di alcuni insegnanti. Il mio editore, Angelo Boemi, ha fatto di tutto in questo senso.

A chi si approccia per la prima volta alla poesia dialettale siciliana consiglierebbe, oltre ai suoi versi, qualche autore piuttosto che un altro?
Ci sono tanti poeti dialettali siciliani che si esprimono nella forma dell’ottava che è nata a Catania con la fondazione della nostra università, tuttavia tutti loro sono degni di nota.

Per concludere, abbiamo chiesto al poeta Salvatore Camilleri di sceglierci una sua poesia tra tutte le sue raccolte. Ve la riportiamo:

7
“Avi tutta na vita ca t’aspettu,
ma tu, ma tu non arrivavi mai;
fina ca ci appi focu nta lu pettu
caminannu e spirannu ti circai;
ma passava lu tempu senza effettu,
l’anni m’addivintaru troppu assai,
ed ora sulu, comu pi dispettu,
vecchiu e senza spiranza ti ncuntrai”

tratto dalla sua ultima raccolta “Amo ergo sum” editore Boemi, anno di stampa 2015 in tiratura limitata a 50 copie. Pagina 15.

Intervista raccolta il 26/07/2016.

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