Raccogli-menti, versi da raccogliere per raccogliersi

Le parole si offrono tra fiori, alberi, foglie. I versi possono essere raccolti, noi possiamo raccoglierci. È questo l’obbiettivo di Raccogli-menti, l’installazione poetica realizzata da Francesca Pels, poetessa di strada tra le più apprezzate in Italia.

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Fino al 10 luglio, a Osnago in provincia di Lecco, la Pels assieme ad altri artisti sarà presente alla Rassegna di Arte Contemporanea La Voce del Corpo 2016, il cui tema di questa quarta edizione è “Della Pace, dell’Ambiente”. Per questa occasione uno spazio di Villa Galimberti sarà allestita dalla stessa poetessa; fogli di poesie potranno essere raccolti dai visitatori che a loro volta potranno ricordarsi delle loro radici di essere umani, prima che uomini.

Parola e pensiero sono parenti, così come mente e poesia. Un momento di medit.azione che coniuga poesia, natura e pace.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Francesca, le abbiamo fatto qualche domanda e lei ci ha gentilmente risposto.

Quando e come è nata la tua passione per la poesia e soprattutto per la poesia di strada?

L’origine della passione per la poesia non saprei raccontarla. Come spesso avviene, mi si è insinuata quando ero più piccina e non è più sparita – si è modificata però. Nasce da bisogno e voglia di comunicare insieme alla scelta di queste lettere, anche Lettere, come materiali per farlo.
La poesia di strada in particolare, invece, nasce durante i miei diciannove anni: non mi accontentavo più del virtuale, volevo che le mie parole andassero fisicamente per strada, a incontrare occhi nuovi. Così, a fine aprile 2013 è successo Trasporti Poetici, poesie sui mezzi pubblici in senso metafisico e fisico, la mia prima installazione a bordo dei vagoni metropolitani.

E com’è nato il personaggio di Francesca Pels?

Francesca Pels è un nome che nasce quando di anni ne avevo sedici. Iniziai a pubblicarmi online sul blog Otium et Negotium che ancora uso, volevo uno pseudonimo per non essere, almeno immediatamente, riconosciuta; così fu Pels, da una parola germanica che significa pigro, inutile, e che leva esattamente un “io” al mio cognome anagrafico. La decisione dell’inutilità, oltre che con la pigrizia connaturata, si spiega perché nei miei intenti di adolescente scegliere di dedicarsi alla letteratura era, soprattutto, rammentare al nostro mondo pratico che l’arte della parola è inutile, ma fondamentale per l’umanità.

Ci sono poeti che affiggono le loro poesie, altri che scrivono versi sui muri, tu crei, invece, installazioni molto originali. E’ stata una scelta pensata o è venuta naturalmente?

Pensata – chi mi conosce dirà: “eh, figurati…”
Volevo che la mia poesia fosse incisiva ma non aggressiva, per questo scelsi una modalità per nulla deturpante i luoghi dove si inserisce. Inoltre, le installazioni permettono che le persone, i lettori, se le portino a casa: pensare alle poesie che entrano in casa di sconosciuti senza il classico mezzo del libro, era ed è una soddisfazione. Anche una rivincita.

Quanto è importante il contatto con il pubblico? 

Secondo me, il pubblico è importante quasi quanto la poesia stessa – il quasi è obbligato dalla formazione, mia e di qualsiasi altro studente italiano, che denigra, per secoli, i destinatari e l’aspetto della fruibilità di un’opera. Detto ciò, potrebbe anche essere levato.
Scrivo per essere letta e scrivo per essere capita; chi legge è fondamentale.
La poesia di strada ovviamente non mi permette di esserci quanto ci sono le poesie, che di solito rimangono installate finché non si esauriscono e che, comunque, rimangono la parte cruciale: la mediazione, l’incontro, se avviene, passa per loro ed è giusto che così sia.

Come si svolgerà Raccogli-menti?

Questo evento, Raccogli-menti, fa parte del festival La Voce del Corpo, quindi la possibilità di vedere e interagire con l’installazione dipende dagli orari in cui è aperta villa Galimberti, dove si trovano le poesie.
Proprio ieri sono stata ad allestire e abbiamo inaugurato l’installazione: l’idea, come ogni volta, è di venire a (ri)prendersi la poesia. Raccoglierne una dai grappoli fra le piante, coglierla, coglierne il senso e così raccogliersi. 

Ringraziamo ancora Francesca Pels e vi invitiamo tutti a raccogliere poesie a Osnago fino al 10 luglio.

 

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