DialogArti 2016, quando poesia e arte si fondono.

Nello scorso articolo vi abbiamo presentato un evento molto importante nel panorama artistico nazionale, il Festival DialogArti, a cura del Gruppo 77.

Dal 13 al 15 maggio a Bologna, poesia, musica, danza, arti visive si mescoleranno creando qualcosa di unico e suggestivo.
Il DialogArti, giunto alla seconda edizione, è una risposta a coloro i quali intendono le arti come uniche, differenti e separate; esse, invece, possono, anzi devono coinvolgersi, fondersi e contaminarsi. L’obiettivo è proprio quello di creare un momento di incontro e soprattutto di dialogo tra arti e persone, che possa poi essere determinante nella nostra vita.
Tema di quest’anno l’apnea esistenziale, il respiro che perennemente ci manca all’interno della società.
Street Art, performance, installazioni, letture, danze, sculture, esposizioni fotografiche si intervalleranno durante i tre giorni e si confronteranno con il tema proposto.
Luogo del Festival il Santevincenzidue, splendida location bolognese.
Per l’occasione, abbiamo fatto alcune domande al coordinatore del progetto, Alessandro Dall’Olio, che gentilmente ci ha risposto.

Quando e come è nata l’idea del DialogArti?

Improvvisamente la primavera scorsa. Sembra la citazione di un celebre film, ma le cose sono accadute nel giro di pochissime settimane. La prima volta che ho visitato casualmente lo spazio Santevincenzidue (nell’omonima via dello splendido quartiere popolare Cirenaica) me ne sono innamorato. E tramite amicizie artistiche comuni ho contattato i titolari: ci siamo piaciuti subito e ho illustrato loro ciò che era solo una progettazione nella mia testa. Si badi bene, questo spazio è un luogo commerciale, è uno showroom di calzature dove i titolari incontrano i propri clienti. E raramente può divenire uno spazio culturale. Merito e gratitudine infinite a chi riesce a destinare a funzioni culturali ciò che invece non nasce con quel fine. Non mi stancherò mai di ringraziare Matteo e Natascia per la loro disponibilità e sensibilità. La Cirenaica, il quartiere dove sono nato e che non mi ha mai abbandonato nemmeno quando ho cambiato residenza, è un quartiere dove erano affiancate da sempre villette residenziali e case popolari, la parrocchia e il cinema a luci rosse, gli operai e gli imprenditori. E ho pensato di creare un festival nel quale le arti differenti, come le differenti persone, potessero stare assieme e dialogare attraverso le varie culture e forme artistiche.

Credi che la poesia sia l’arte intorno alla quale ruotano le altre arti, come la fotografia o la danza ad esempio?

Penso che non ci sia un luogo deputato alla poesia, ma sia la poesia ad essere deputata ad ogni luogo. DialogArti è un festival sulla possibilità di vicinanza e condivisione – attraverso la Poesia – delle differenti forme artistiche che si fondono, mediante il filo conduttore delle arti che si parlano, si coinvolgono, si contaminano. La poesia è fatta di parole, ma tutte le arti possono contenere poesia. Versi di vita cristallizzati da uno scatto fotografico o dalla vernice su una tela, versi in un filo di ferro che si piega o in una penna che percorre fogli, versi scritti nell’aria dal sapiente linguaggio dei corpi che si muovono o dalle note che escono sotto abili dita. Il lontano diventa vicino, la materia diventa colore, il movimento diventa armonia, il suono diventa melodia.

E cosa mi dici del Gruppo 77?

Il Gruppo 77 è un gruppo poetico che si è formato a seguito della prima edizione della rassegna Portici Poetici 2013, che ho ideato e condotto per avvicinare le voci di chi scrive in versi. Di solito negli ambienti letterari si pensa soprattutto a se stessi e si guarda sempre l’altro con sospetto, con supponenza, con distacco. A me invece piaceva l’idea che i poeti più conosciuti e i poeti meno conosciuti potessero dividersi lo stesso spazio, magari contaminandosi o almeno conoscendosi. Come è noto, tutti scrivono poesie, ma pochissimi leggono in realtà quelle degli altri. Io ho voluto aprire porte anziché sbarrare confini, permettere conoscenze anziché chiudersi su se stessi. A seguito di questa rassegna che si è tenuta in via S. Stefano 77 (quindi 77 come numero civico) con alcuni autori abbiamo pensato bene di continuare a trovarci per parlare di poesia ma non solo, per confrontarsi, discutere, includere e conoscere. Perché la poesia è un’esperienza generatrice per chi scrive e per chi l’accoglie. Ed in soli tre anni abbiamo ideato e organizzato 70 eventi in giro per l’Italia, arrivando ad essere invitati al Festival Mondiale di Letteratura di Cork, in Irlanda (per avere una idea del nostro lavoro: http://www.gruppo77poesia.it). Con costanza organizziamo eventi poetici  unendo i versi ad altre forme artistiche – per portare la poesia tra il pubblico, elemento indispensabile per ogni letteratura o arte, per non tenerla chiusa nel buio delle pagine non sfogliate o detenuta nelle accademie letterarie e nei centri poetici ombelicali.

Secondo te la poesia ha perso quel ruolo predominante nella letteratura e nella cultura italiana e non? O stiamo assistendo a una rivalutazione di essa?

E mio parere che la poesia debba avere una caratteristica fondante: creare una reazione. Attraverso la pulsione inevitabile della plenitudine nascosta nelle parole si possono scoprire cose alle quali, pur davanti al nostro sguardo da sempre, non avevamo prestato attenzione. Io confido in una realtà diversa, una realtà nella quale più persone possibili siano toccate da questa forma letteraria, che finalmente allontani il pensiero stereotipato del poeta: triste, noioso, incomprensibile e snob. I poeti sanno ridere, sanno vivere, sanno ridersi addosso e amare, non solo per iscritto. Questo penso sia un aspetto necessario alla diffusione poetica. Compito nostro, di noi che scriviamo in versi intendo, è togliere quella patina polverosa che sa di elitario (nell’accezione negativa), che odora di bauli chiusi, di circoli dei quali solo pochi eletti (autoeletti) posseggono le chiavi del portone dai cardini ormai arrugginiti.  Credo sia importante avvicinare le voci di chi scrive, non per leggersi solamente ma per ascoltarsi. Ridare valore alle parole e al loro etimo. Per questo secondo me è importante organizzare reading, contaminazioni artistiche, portare i versi in braccio alle persone, ad un pubblico sempre più numeroso, che magari a fine serata ha conosciuto, o riconosciuto, qualcosa che prima aveva guardato con uno sguardo altro. E la nostra scrittura, senza chi ci ascolta e chi ci legge, è un’opera muta, un foglio bianco. Bisognerebbe rivalutare il concetto di poesia come elemento di congiunzione e non di disgiunzione. E la mia intenzione, quando si è creato il Gruppo 77, era quella di fare qualcosa che altri non facevano: portare la poesia in mezzo alla gente e non portare la poesia solo in mezzo agli addetti ai lavori. Avvicinare la gente alla poesia, anziché continuare ad allontanarla atteggiandosi a depositari assoluti della verità poetica e detentori del Sacro Graal. Purtroppo molti conservano quell’aria da saputelli che guardano tutti dalle scorie appese sotto al naso. Chi pontifica e sentenzia su spettacoli che non ha visto, chi partecipa solo se “porto qualcosa di mio”, e via via intristendo il genere umano. Credo che tutti noi dovremmo guardare la gente negli occhi e non pensare che  al netto di noi stessi  siano tutti idioti. Il pubblico va rispettato, i giovani poeti vanno ascoltati e consigliati, non spocchiosamente (ma da chi, poi?) derisi e allontanati. Spesso si veicola il proprio pensiero di poesia come motivo di snobismo, quando invece la poesia dovrebbe esserne l’antidoto. La poesia di cui lamentiamo l’assenza dagli scaffali, la poesia che pochi leggono, la poesia che due scatole, è solo il risultato di questo continuo erigere muri. Non certo distanziando il pubblico, non certo autoproclamandosi regnanti di un regno che non interessa a nessuno, si fa il bene della poesia.

Come si svolgerà il Festival quest’anno? Ci saranno molti ospiti, giusto?

Tre saranno i giorni in cui gli artisti si confronteranno su un tema comune: l’apnea esistenziale. L’affanno (fisico, sociale, civile) che costringe la nostra società ad essere sempre in debito di fiato. Gli ospiti sono eccellenti: il poeta della street-art Opiemme (che qualche settimana fa ha coinvolto il Gruppo 77 in unazione di arte urbana, disseminando grappoli di rotolini poetici dalle Due Torri fino al Santevincenzidue), i fotografi Nicola Casamassima, Mario Beltrambini e Sauro Errichiello, il collettivo WakeUpAndSleep, l’artista della punta sottile Alessandra Maio, la scultrice del filo di ferro Chizu Kobayashi, il videomaker e regista Matteo Russo. Il tutto affiancato dalle musiche al pianoforte del compositore Fabrizio Sirotti e dai magnetici passi di danza di Sissj Bassani, Camilla Neri e Sara Magnani. Ogni artista avrà un suo momento di centralità durante il festival e molte saranno le performance dal vivo. Quest’anno abbiamo anche inserito due talk, due dibattiti pubblici aperti: il primo sul ruolo della fotografia dalla stenopeica allo smartphone e il secondo sulla relazione tra poesia e nuove tecnologie. Altra novità di questa edizione i due contest, uno poetico e uno fotografico, i cui vincitori saranno premiati durante la serata finale. Noi siamo lì per tutto il weekend. Vi aspettiamo per stringerci le mani: questo è il ruolo della poesia e dell’arte.

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Ringraziamo Alessandro e tutti i poeti del Gruppo 77 e, in attesa del Festival, vi proponiamo un piccolo riassunto dello scorso anno.

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